Sud Sudan: ricchezze naturali e interessi economici causa delle violenze

“La crisi deve terminare rapidamente con un negoziato per prevenire una pericolosa escalation del conflitto che né il popolo del Sud Sudan, né la regione o la comunità internazionale possono permettersi”. E’ quanto ha dichiarato il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Usa, Susan Rice, richiamando le parti – il presidente Salva Kiir e il leader dei ribelli, l’ex vicepresidente Riek Machar -– a trovare immediatamente un accordo per cessare le ostilità. Nel Paese, intanto, cercano di portare aiuto alla popolazione le ong internazionali, come “Plan International”, presente in Sud Sudan da diversi anni e impegnata soprattutto nell’assistenza ai bambini. Francesca Sabatinelli ha intervistato Tiziana Fattori, direttore di Plan Italia:RealAudioMP3 

R. – Quello che a noi interessa in questo momento è portare i primi soccorsi nella zona di Auerial, dove sono già arrivati 85 mila profughi e ne stanno arrivando molti altri. Lì ci stiamo concentrando, offrendo protezione per i bambini. Ovviamente, in queste situazioni i bambini vengono reclutati come soldati e noi cerchiamo soprattutto di evitare questo. Poi, ci sono interventi in ambito sanitario: non ci dimentichiamo che il Sud Sudan, pur essendo il terzo bacino mondiale di ricchezza di petrolio, è anche il Paese che ha l’80% della popolazione senza servizi igienici. Solo il 17% dei bambini in Sud Sudan viene vaccinato. Cerchiamo di creare per i bambini delle condizioni di accesso ai servizi educativi. Purtroppo, il Sud Sudan ha un panorama, per quanto riguarda l’istruzione, veramente pessimo: solo il 16% delle donne sa leggere e scrivere e anche l’alfabetizzazione maschile è molto bassa, solo il 40% della popolazione. In Sud Sudan, circolano tre milioni di armi, la popolazione non crede nello Stato e quindi non vuole consegnare le armi, perché considera questo l’unico modo per garantire la propria sicurezza.

D. – Si parla di scontri tribali, di scontri interetnici. Perché il 15 dicembre è esplosa questa violenza?

R. – Il vicepresidente e la sua squadra accusano il presidente di essere diventato negli anni un dittatore. Soprattutto, accusa la sua fazione di essere altamente corrotta. Si parla di quattro miliardi di dollari derivanti proprio dal petrolio, che sono stati intascati dai funzionari. Dall’altra parte, il presidente accusa il suo vice di aver tentato un golpe. Infatti, l’etnia Nuer – conducibile al vicepresidente Machar – dal 15 dicembre ha pian piano cercato di conquistare quelle zone che sono più ricche di giacimenti di petrolio: nei fatti, ha conquistato lo Stato di Unity, la città di Bor, strategica per poter arrivare ad attaccare e conquistare la capitale Juba. Quindi, probabilmente ci sono interessi economici e il petrolio, oltre alle altre ricchezze naturali che caratterizzano il Sud Sudan – oro, argento, rame e ferro – sono le cause vere di questo scontro.

D. – Uno scontro di Paesi terzi…

R. – Forse, sì. Ci sono Paesi che, ovviamente, sono interessati ad aver accesso alle enormi ricchezze, ai giacimenti petroliferi del Sud Sudan, attraverso un governo amico. Quindi, aiutare una fazione piuttosto che un’altra ad avere in questo momento il controllo del Paese, in previsione anche delle elezioni che si terranno nel 2015, è sicuramente molto utile per i loro obiettivi.

Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2014/01/10/sud_sudan:_ricchezze_naturali_e_interessi_economici_causa_delle/it1-762704
del sito Radio Vaticana

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